Ingegneria Sanitaria

28 mag, 2008

Condotta di adduzione. Tipologie e progettazione.

Posted by: Domenico Di Nardo In: Idraulica| Progettazione | Articolo letto 1.605 volte/a

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Introduzione. Dopo aver introdotto l’argomento degli acquedotti, dopo aver visto come determinare il fabbisogno idrico di un centro urbano e dopo aver visto come è fatta un’opera di presa, è arrivato il momento di vedere come sono configurate le condotte di adduzione.

Condotte di adduzione. Una condotta di adduzione non è altro che l’opera idraulica che serve a convogliare l’acqua dall’opera di presa ai serbatoi di comprenso e può essere di due tipi:

  1. a pelo lobero;
  2. in pressione.

Molto dipende dal profilo longitudinale del tracciato che la condotta dovrà seguire. Se la pendenza lo permette si può realizzare un impianto tutto a pelo libero ma, di solito, si hanno tracciati misti o tutti in pressione. Vediamo le due tipologie singolarmente.

Condotta a pelo libero. A seconda del tracciato e di alcuni aspetti economici si possono avere due configurazioni impiantistiche:

  • a sezione aperta: solo quando si trasportano acque non potabili oppure se la fase di potabilizzazione è prevista a valle dell’acquedotto;
  • a sezione chiusa.

Fig. 1 - Condotta a pelo libero

Come possiamo vedere dalla Fig. 1, i tratti nei quali la condotta deve essere interrata sono attraversati con gallerie o scavi in trincea, mentre gli avvallamenti possono essere superati o con un sifone o con un ponte canale.

Quando si procede allo studio del tracciato si deve considerare la pendenza media che deve avere e la configurazione del profilo longitudinale. Ci sono alcuni vincoli da rispettare, uno tra tutti è la velocità dell’acqua che non deve superare i 2m/s. Inoltre, ogni 500m circa si prevedono sistemi che permettano la manutenzione e la ventilazione della corrente. Il tutto va fatto sempre tenendo in considerazione gli aspetti economici.

Condotta in pressione. Questo tipo di strutture è più complessa della precedente ma consente una migliore qualità dell’acqua e permette di attraversare anche terreni molto accidentati. Oltre alla condotta, solitamente in acciaio o ghisa, sono previsti due apparecchiature particolari: gli sfiati e gli scarichi. I primi vanno posizionati nei punti di colmo e permettono la fuoriuscita dell’aria che è sempre presente in questi impianti, soprattutto in fase di riempimento; gli scarichi, invece, vengono posizionati negli avvallamenti e permettono lo svuotamento delle condotte in caso di manutenzione.

Fig. 2 - Condotta in pressione. La velocità in condotta non deve mai essere inferiore a 0,4 m/s, mentre il limite massimo non deve mai superare 1,2 – 2,0m/s (per limitare le vibrazioni ed il colpo d’ariete).

Se nel tracciato ci sono tratti a forte pendenza (sempre meglio evitarli) deve essere inserita una valvola per dissipare il carico in modo da evitare i tratti a canaletta. Inoltre, bisogna sempre calcolare le piezometriche sia a tubi nuovi (dove la scabrezza è massima) che a tubi usati (dove la scabrezza è ridotta).

Una importante verifica che si deve fare è quella di controllare che sulla condotta ci siano sempre almeno 5 metri di carico e che nelle condizioni limite (ad esempio il colpo d’ariete) la pressione sia sempre nei limiti ammissibili del materiale della condotta.

Progettazione della condotta. L’obbiettivo è quello di determinare il diametro (o i diametri) della condotta, per farlo si utilizzano le equazioni di resistenza e si ha, come parametro centrale, la cadente piezometrica:

(1) J = Y/L;
dove:
Y è il dislivello tra la presa (serbatoio di carico) ed il serbatoio di comprenso;
L è la lunghezza del percorso.

Dall’utilizzo di una delle equazioni di resistenza si ottiene un diametro D teorico, in realtà in commercio ci sono solo una serie (standard) di diametri. Se D non coincide con nessuno dei diametri commerciali (in pratica mai) si devono scegliere il diametro commerciale immediatamente più piccolo e quello immediatamente più grande.

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1 Response to "Condotta di adduzione. Tipologie e progettazione."

1 | Le formule di resistenza. Come progettare le condotte in pressione e a pelo libero. | Ingegneria Sanitaria

giugno 1st, 2008 at 19:17

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[...] Come visto nell’articolo precedente, per dimensionare la condotta di adduzione, ci serviamo delle formule di resistenza, in questo [...]

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