21 lug, 2008
L’Ingegneria Sanitaria. Introduzione ai processi di trattamento delle acque di approvvigionamento.
Posted by: Domenico Di Nardo In: Impianti di trattamento| Ingegneria Sanitaria | Articolo letto 870 volte/a
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Introduzione. Il termine non aiuta molto, anzi, qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che con “Ingegneria Sanitaria” si voglia associare la figura dell’ingegnere magari a quella del medico o, comunque, di personale sanitario ospedaliero. Il perché di un’appellativo così poco diretto va ricercato nella pratica di noi italiani, molto criticabile, di tradurre dall’inglese all’italiano senza pensare bene al significato. Infatti, Ingegneria Sanitaria è la traduzione letterale di “Sanitary Engineering“, per alcuni versi la traduzione potrebbe calzare a pennello, ma in linea generale crediamo sia una leggera forzatura. Comunque, sempre più spesso,si utilizza l’appellativo di Ingegneria Ambientale, in luogo di Ingegneria Sanitaria, anche se l’accezzione del termine del primo caso è molto più ampia.
Impianti di Trattamento. Cuore di questo filone scientifico è l’attività di prevenzione e di monitoraggio della salute umana e non solo. L’uso delle risorse naturali, prima di tutte l’acqua, ci espone a numerose patologie frutto di processi biologici inevitabili, pensare a sistemi di trattamento che permettano di migiorarne le caratteristiche è senza dubbio un elemento fondamentale per la crescita socio-cultura di una nazione. E l’Italia, per fortuna, non è da meno.
Di norma si fa fiferimento a cicli funzionali, basti pensare al ciclo che una particella di acqua percorre tra la fase di captazione fino ad arrivare alla fase di invio al corpo ricettore. In pratica, la nostra amica particella di acqua, fa il primo passo all’interno del nostro ciclo, nel momento in cui un organo di presa la cattura e la immette nel circuito di adduzione e distribuzione.
Le opere che coinvolgono questo semplice ma mastodontico sistema sono, essenzialmente, tre: l’opera di presa, l’opera di adduzione e l’opera di distribuzione. Volendo essere più precisi, tra queste tre figure se ne nasconde una quarta e forse è la più importante di tutte: l’impianto di potabilizzazione. Nel momento in cui nelle nostre case si apre un ribinetto, comincia una seconda fase per la nostra molecola di acqua, fase che spesso chiude il ciclo e che prevede: lo scarico della molecola nel sistema fognario, la depurazione del refluo ad opera di un impianto di depurazione e lo scarico dell’effluente depurato in un corpo ricettore (un fiume o, spesso, il mare).
La potabilizzazione. Pensare di utilizzare l’acqua di un fiume, di un lago o di una sorgente per farne un uso diretto, come bere o lavarsi, può anche essere cosa buona e giusta ma bosogna sempre fare i conti con le caratteristiche della fonte. Non sempre l’acqua di un fiume ha le prerogatiche che un’acqua potabile deve avere, anzi, è sempre meno frequente trovare una sorgente che non presupponga la potabilizzazione. Sono lontani i tempi di quando i nostri genitori usavano raccogliere l’acqua piovana in cisterne per poi berla direttamente dai secchi, oramai, l’inquinamento atmosferico e quelle delle falde acquifere ha minato fortemente la bontà dell’acqua ed è proprio in questo scenario che si svliluppano i processi di potabilizzazione. Basti pensare che da quando si provvede a disonfettare l’acqua, malattie di origine batterica, come il tifo, sono state definitivamemnte debellate.
La depurazione. Le ragioni della depurazione sono leggermente più accentuate di quelle della potabilizzazione. Infatti, i processi depurativi sono molto più complessi e delicati, basti pensareall’enormità di sostanze che possono essere presenti all’interno di un refluo civile. Inoltre, un impianto di depurazione produce molti più fanghi di un impianto di potabilizzazione, e di gran lunga più fastidiosi da trattare. I trattamenti ai quali viene sottoposto un liquame sono di varia natura ma possono essere raggruppati in pochi punti. Di norma si distinguono due linee: la linea liquami e la linea fanghi. All’interno della prima linea si hanno:
- Trattamenti preliminari: eliminiamo tutte le sostanze che possono limitare l’efficienza delle fasi successive: sabbie, olii, grassi, questi ultimi potrebbero ridurre il rendimento delle vasche di sedimentazione;
- Trattamenti primari: si provvede ad eliminare tutti i solidi che tendono a sedimentare spontaneamente (vengono detti “solidi sedimentabili [SS]);
- Trattamenti secondari: l’obbiettivo è quello di eliminare i solidi disciolti ed in forma colloidale, spesso si ricorre all’uso di trattamenti biologici.
- Trattamenti terziari: fino a qualche anno fa non venivano presi in considerazione, ma oggi sono una fase fondamentale della depurazione. Si mira ad eliminare tutte le sostanza nutrienti: azoto, fosforo, che possono compromettere l’ecosistejma del corpo ricettore;
- Trattamenti di disinfezione: si abbatte il carico batterico dell’effluente.
Per quanto riguarda la linea dei fanghi si hanno:
- Ispessimento: si ha una forte riduzione del contenuto di acqua del fango;
- Stabilizzazione: dove si ottiene la riduzione della frazione biodegradabile del fango (BOD);
- Disidratazione: ulteriore riduzione di’acqua del fango.
Questi che abbiamo trattato sono solo alcuni dei temi che abbraccia l’Ingegneria Sanitaria, un altro aspetto molto importante è la fase di raccolta, di trattamento e di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Nei prossimi contributi cercheremo di affrontare, in modo puntuale e dettagliato, le varie tematiche finora introdotte.











